
di Francesco Storace
Un cronista mi ha chiesto: “A quale gruppo parlamentare europeo saranno iscritti i deputati de La Destra?”.Una risposta e una riflessione.La risposta è che si vota il 6 e il 7 giugno e che cercheremo in Europa alleanze nel nome di un valore, l’autonomia – su cui tornerò più avanti - e delle conseguenti azioni programmatiche.La riflessione è che ormai gli osservatori danno per fatta la possibilità di superare l’infame asticella di quel 4 per cento con cui si voleva impedire di competere alle voci altre rispetto al pensiero unico.Da stanotte – dopo un’ulteriore interminabile riunione – ho la sensazione netta che ce la possiamo fare. E che La Destra potrà ricominciare a fare politica.
Un partito nasce dandosi degli obiettivi; e lo abbiamo fatto con il manifesto programmatico di fondazione, con l’assemblea costituente, con la mozione congressuale. Chiunque ha aderito a La Destra sa bene che, sin dall’inizio, abbiamo voluto affermare il valore di una scelta di autonomia.La nostra collocazione “altropolista” alle elezioni politiche fu dettata da due volontà: quella altrui, con la pretesa di farci sciogliere pochi mesi dopo la nascita del Movimento; la nostra, con il rifiuto a farci soggiogare con la lusinga del potere.Non è un mistero che se avessimo detto di sì alla pretesa di confluire nel Pdl oggi occuperemmo personalmente ben altre posizioni.Abbiamo detto di no, rivendicando il diritto a rappresentare le nostre idee con il nostro simbolo, i nostri voti, i nostri uomini. E spero che la semplice memoria di questi fatti nel loro scorrere oggettivo, faccia cessare le sirene di chi ogni giorno scrive sui media dei rapporti fra noi e il partito di Berlusconi.
Le relazioni politiche non si costruiscono al telefono. Lo spostamento a destra del bipolarismo italiano – è l’affermazione con cui chiusi il congresso che mi elesse all’unanimità segretario del partito – è una conquista e non una gentile concessione.Poi, si è strutturato il Pdl, con l’ovvia precisazione di Gianfranco Fini che non sarà il partito della destra italiana. E’ vero, quello lo vogliamo costruire noi. Ma per costruirlo occorre il consenso, la rappresentanza istituzionale, nel nome dell’autonomia, appunto.Per questo, le ore che ci lasciamo alle spalle sono servite – e le prossime ore serviranno a renderlo noto ai più – a costruire un’aggregazione di centrodestra in cui noi siamo soggetto attivo assieme ad altre forze politiche che di destra non sono. La Casa delle libertà nacque così.
Abbiamo coscienza dei nostri limiti, non avendo i quattrini di Berlusconi né il suo impero mediatico; ma sappiamo che ciascuno dei nostri militanti ha infinitamente più passione di quelli che conoscemmo quando stavamo nella disciolta Alleanza nazionale.In Raffaele Lombardo abbiamo trovato un interlocutore spigoloso, ma determinato a combattere anche lui una battaglia di autonomia. Il nostro sarà uno dei simboli che comporranno l’aggregazione, sarà visibile, ma anche questo è un dettaglio: quello che conta è la sostanza.
Autonomia significa contrastare il disegno oligarchico di una casta che da una parte e dall’altra vuole imporre il bipartitismo a suon di leggi elettorali e di referendum, con parlamentari nominati e obbedienti non al popolo ma a chi li ha messi in lista;autonomia significa distanza dai poteri finanziari e legame serrato con il popolo sovrano;autonomia significa rifiuto di un’egemonia culturale che nega valore e conseguenze politiche alle radici cristiane dei popoli europei con le porte spalancate alla Turchia in Europa;autonomia significa sottrarsi al ricatto di chi pensa che l’Italia e l’Europa non abbiano il diritto di difendere le proprie imprese dall’aggressione pirata delle nuove economie di Cina e India;autonomia rappresenta la vecchia, antica vocazione europeista di contrasto all’unilateralismo sempre dominante aldilà dell’Oceano;autonomia significa pretendere di rivedere quel trattato di Lisbona che nega sovranità agli Stati membri al punto di cancellare il diritto di veto contro le decisioni comunitarie che ledono l’interesse nazionale.Autonomia, nel territorio, significa garantire ai quadri locali la libertà di scelta nelle alleanze per le amministrative.
Un cronista mi ha chiesto: “A quale gruppo parlamentare europeo saranno iscritti i deputati de La Destra?”.Una risposta e una riflessione.La risposta è che si vota il 6 e il 7 giugno e che cercheremo in Europa alleanze nel nome di un valore, l’autonomia – su cui tornerò più avanti - e delle conseguenti azioni programmatiche.La riflessione è che ormai gli osservatori danno per fatta la possibilità di superare l’infame asticella di quel 4 per cento con cui si voleva impedire di competere alle voci altre rispetto al pensiero unico.Da stanotte – dopo un’ulteriore interminabile riunione – ho la sensazione netta che ce la possiamo fare. E che La Destra potrà ricominciare a fare politica.
Un partito nasce dandosi degli obiettivi; e lo abbiamo fatto con il manifesto programmatico di fondazione, con l’assemblea costituente, con la mozione congressuale. Chiunque ha aderito a La Destra sa bene che, sin dall’inizio, abbiamo voluto affermare il valore di una scelta di autonomia.La nostra collocazione “altropolista” alle elezioni politiche fu dettata da due volontà: quella altrui, con la pretesa di farci sciogliere pochi mesi dopo la nascita del Movimento; la nostra, con il rifiuto a farci soggiogare con la lusinga del potere.Non è un mistero che se avessimo detto di sì alla pretesa di confluire nel Pdl oggi occuperemmo personalmente ben altre posizioni.Abbiamo detto di no, rivendicando il diritto a rappresentare le nostre idee con il nostro simbolo, i nostri voti, i nostri uomini. E spero che la semplice memoria di questi fatti nel loro scorrere oggettivo, faccia cessare le sirene di chi ogni giorno scrive sui media dei rapporti fra noi e il partito di Berlusconi.
Le relazioni politiche non si costruiscono al telefono. Lo spostamento a destra del bipolarismo italiano – è l’affermazione con cui chiusi il congresso che mi elesse all’unanimità segretario del partito – è una conquista e non una gentile concessione.Poi, si è strutturato il Pdl, con l’ovvia precisazione di Gianfranco Fini che non sarà il partito della destra italiana. E’ vero, quello lo vogliamo costruire noi. Ma per costruirlo occorre il consenso, la rappresentanza istituzionale, nel nome dell’autonomia, appunto.Per questo, le ore che ci lasciamo alle spalle sono servite – e le prossime ore serviranno a renderlo noto ai più – a costruire un’aggregazione di centrodestra in cui noi siamo soggetto attivo assieme ad altre forze politiche che di destra non sono. La Casa delle libertà nacque così.
Abbiamo coscienza dei nostri limiti, non avendo i quattrini di Berlusconi né il suo impero mediatico; ma sappiamo che ciascuno dei nostri militanti ha infinitamente più passione di quelli che conoscemmo quando stavamo nella disciolta Alleanza nazionale.In Raffaele Lombardo abbiamo trovato un interlocutore spigoloso, ma determinato a combattere anche lui una battaglia di autonomia. Il nostro sarà uno dei simboli che comporranno l’aggregazione, sarà visibile, ma anche questo è un dettaglio: quello che conta è la sostanza.
Autonomia significa contrastare il disegno oligarchico di una casta che da una parte e dall’altra vuole imporre il bipartitismo a suon di leggi elettorali e di referendum, con parlamentari nominati e obbedienti non al popolo ma a chi li ha messi in lista;autonomia significa distanza dai poteri finanziari e legame serrato con il popolo sovrano;autonomia significa rifiuto di un’egemonia culturale che nega valore e conseguenze politiche alle radici cristiane dei popoli europei con le porte spalancate alla Turchia in Europa;autonomia significa sottrarsi al ricatto di chi pensa che l’Italia e l’Europa non abbiano il diritto di difendere le proprie imprese dall’aggressione pirata delle nuove economie di Cina e India;autonomia rappresenta la vecchia, antica vocazione europeista di contrasto all’unilateralismo sempre dominante aldilà dell’Oceano;autonomia significa pretendere di rivedere quel trattato di Lisbona che nega sovranità agli Stati membri al punto di cancellare il diritto di veto contro le decisioni comunitarie che ledono l’interesse nazionale.Autonomia, nel territorio, significa garantire ai quadri locali la libertà di scelta nelle alleanze per le amministrative.
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